• Joke Name Nr. 102

    From Luciano to All on Sat Jul 25 23:02:51 2026

    Causa penale contro il reverendissimo prete Don Sculacciabuchi di San Rocco, imputato di aver rinculato in un boschetto un bimbo della sua parrocchia che cola' si recava per viole

    Compongono il Tribunale i Signori dottori
    BUCHIROTTI, Presidente
    FINOCCHIETTI, Giudice
    BUCALOSSI, Giudice
    SEGHETTI, Pubblico Ministero
    FAVONI, Cancelliere
    On. INCULATTI, Avvocato Difensore (A.D.)
    (Manca il nome dell'avvocato di parte civile, A.P.C.;
    si propone: Avv. GUSTAVO DANDOLO)

    Udienza Prima
    Avvocato Difensore
    Mi permetto di chiedere umilmente,
    vista la serieta' della vertenza
    se concede l'esimio Presidente
    di leggere il verbale dell'udienza.

    Presidente
    La cosa e'troppo giusta e naturale;
    Cancelliere, ci legga il suo verbale.

    Cancelliere
    L'anno milleottocentonovantasei
    del giorno ventisette di quel mese
    che i ciuchi vanno in culo e portan sei,
    l'egregio Tribunal Babilonese,
    con l'avvocato Rumme in presidenza,
    messa la mano al culo, apre l'udienza.

    Si discute la causa penale
    contro Sculacciabuchi da San Rocco,
    imputato di aver, con magistrale
    arte, attirato un giovanetto sciocco,
    e avergli messo in culo dieci dita
    di grossa fava lucida e forbita.

    Presidente
    Ordino che sia prima interrogato
    sopra l'atto di accusa il delinquente.
    Si faccia alzare in piedi l'imputato;
    Lei sieda pur. Dunque, si sente
    la grossa fava un poco indolenzita
    dopo aver fatto in culo quella gita?

    Sculacciabuchi fa le sue querele
    per lÆinfamante accusa, ma confessa
    dÆaverlo stropicciato fra le mele
    del giovinetto, avanti di dir messa.
    Manca allÆappello, solamente un teste,
    il medico dichiara che ha la peste.

    La prima testimone Sparacazzi
    depone, che passando da un giardino
    dove di giorno giocano i ragazzi,
    vide tra l'erba un uomo che, supino,
    stringeva fra le mani come un pazzo
    quel coso che le donne chiaman cazzo.

    Dice quindi, con giro di parole,
    che la fava che vide era si' grossa
    da somigliare quasi a un girasole.
    La teste e' conturbata e si' commossa
    che confessa all'egregio Tribunale
    che scapp= a casa e fecesi un ditale.

    Presidente
    Tiriamo via con queste confessioni
    che non si fanno davanti ai magistrati.
    Dica piuttosto: Vide i due coglioni
    fuor dei calzoni, oppure rannicchiati?

    Testimone
    Non so.

    Presidente
    Capisco, in quell'agitazione
    non guardo' troppo attenta alle persone.

    Poscia, il secondo teste Ezio Pompini,
    figlio di Gaudenzio da Poppiana,
    e dÆ Ida Seghi, vedova Casini
    di professione celebre puttana,
    vien chiamato in udienza, e con far lento
    fa, cavando la fava, giuramento.

    Il giorno trenta del mese passato
    mentre stava sbucciando un bel limone
    che il teste confessa aver rubato
    nel giardin del Casino in Via Limone,
    scorgeva tra le piante di un boschetto
    un cazzo, un culo, un prete ed un bimbetto.

    Data pero' la miopia cadente
    il teste non sa dire di chi fosse
    il culo o il cazzo; solo fa presente
    che tutti i movimenti e quelle scosse
    che sono proprie ad uno che e' sul gusto,
    e' riuscito a vedere in modo giusto.

    Il terzo testimone Cacaspini,
    figlio del Cardinale Buconero
    e d'una tenitrice di Casini,
    giura sull'ano suo d'essere sincero:
    che il lamento che udi' quella serata
    gli parve d'un che ponza una cacata.

    Presidente
    Vada pur. Ci son piu' testimoni?

    Usciere
    Nessuno piu', o illustre Presidente.

    Presidente
    Meno mal. Gia' ne ho pieni i coglioni
    di questa gente che non ne sa niente.
    Per avere un criterio piu' compito
    udrem la relazione del perito.

    Perito
    Io cito a questo egregio tribunale
    quanto risulta da severa inchiesta
    ch'io feci gia' nell'orifizio anale
    del giovinetto Febo Succhiacresta;
    e sul cazzo robusto e prepotente
    dello Sculacciabuchi don Clemente.

    Comincio col citare i connotati
    relativi, puo' dirsi, al vero attore
    e gia' da un testimone confermati
    in presenza del Giudice Istruttore.
    Misura della fava all'accusato:
    superficie un decimetro quadrato.

    Volume in metri cubi addirittura.
    Perimetro centimetri diciotto,
    e dalle palle sino alla costura
    Þ lungo ben centimetri ventotto.
    Segno particolare, all'occasione,
    e' il grosso neo che e' in cima al cornicione.

    Presidente
    Son giuste e sagge queste osservazioni.
    Vediamo un po': l'egregio reverendo
    ha avuto scolo, o alcune ulcerazioni?

    Imputato
    Ma no...

    Presidente
    Creda, me ne intendo...

    Avvocato Difensore
    Se ne intende? Non certo di sua scienza,
    che' non fu buono a farne l'esperienza.

    Presidente
    Ma cosa dice questo farfallotto?
    Da giovane ho chiavato come un mulo;
    certo, ora che sono un po' anzianotto...

    Avvocato Difensore
    Oh, lo sappiamo; ora lo piglia in culo.

    Presidente.
    Basta cosi e parli ora il Perito.

    Perito
    Ecco, Signor, posson toccar col dito

    Quanto accertai nell'ano strapazzato
    della parte che ben puo' dirsi lesa.
    Con tale violenza fu sfondato
    che lo stomaco ormai non ha difesa
    nei giravolti che fa l'intestino,
    che pare molto simile a un catino.

    + un condotto slabbrato che dall'ano
    va diritto all'insu' fino al palato,
    di cui si scorge il rosso melograno
    occhieggiando dal culo frantumato.
    Darebbe, direi quasi, l'impressione
    di guardar nel traforo del Sempione.

    Presidente
    Elogiando le esatte osservazioni
    del piu' dotto dei nostri specialisti
    passiamo ad ascoltare le concioni
    che faranno gli illustri penalisti
    che difendono l'una e l'altra parte
    con gran preparazione e vera arte.

    Terminata in tal modo l'escussione
    dei testimoni tutti, il Presidente
    da' la parola al Minister Cazzone,
    pregando di far presto, che e' impaziente
    d'andar con la Primetta sulle mura
    a farsi una chiavata di premura.

    L'udienza vien rimessa alla mattina;
    l'imputato ritorna in carbonaia,
    il Presidente va da Primettina,
    il Cancelliere dalla Giornalista;
    e i giudici del Regio Ministero
    vanno a farsi una sega al Battistero.

    Udienza Seconda
    Avvocato di Parte Civile
    Domando di parlar.

    Presidente
    Favelli pure.

    Avvocato di Parte Civile
    La famiglia del bimbo rinculato
    ritenendosi offesa nell'onore,
    non intende ragioni, Dio sagrato,
    chiedendo quindi che gli sia pagata
    mille lire ogni crespa rovinata.

    Presidente
    Come se non bastasse il lavorio
    che si e' gia' fatto intorno alla questione,
    e degli altri avvocati il buggerio,
    mancava la civil costituzione!
    Parli, dunque, si sbrighi, e badi all'ano,
    chi l'imputato non le sta lontano.

    Avvocato di Parte Civile
    Fin qui le risultanze del processo
    ci portano a una sola conclusione:
    quest'aula dove siam non e' che un cesso
    ove a deporre vengono persone...

    Presidente
    Avvocato, non faccia il puritano!

    Avvocato di Parte Civile
    Se crede parlo con la fava in mano.

    Presidente
    La fava, ecco, facciamoci capire,
    se la rivoghi in culo, mondo cane!

    Avvocato di Parte Civile
    Allora lei mi lasci proseguire
    se non vuole che dica cose strane;
    perche' qui non ci son certo a casaccio,
    ne son venuto a farci il bischeraccio.

    Insisto nel volere dimostrare
    l'influenza che avrebbe quest'ambiente
    sui giudici... (Pres.) Non puo' continuare!

    Avvocato di Parte Civile
    Mi lasci proseguire, Presidente...

    Presidente
    Avvocato, fa troppe digressioni...

    Avvocato di Parte Civile
    E invece Lei mi ha rotto gia' i coglioni.

    Dunque come dicevo, in quest'ambiente
    dove regnar dovrebbe castita',
    checche ne dica il sommo Presidente,
    c'e' solamente un puzzo: baccala'.
    Data dunque quest'aria che ci spira
    par d'essere in casin da mezza lira.

    Fatta questa mia breve digressione
    entro tosto nel culo al mio cliente
    facendo questa mia interrogazione:
    E' stretto o largo?

    Presidente
    Mondo e poi serpente,
    questae e'di nuovo conio: l'avvocato
    va gia' nel culo al suo raccomandato.

    Avvocato di Parte Civile
    Senta, se mi fa un'altra interruzione
    smetto immediatamente di parlare.
    Che son venuto a fare, qui, il coglione,
    oppure la giustizia a illuminare?

    Presidente
    Allora non divaghi ogni momento...

    Avvocato di Parte Civile
    Sono nel culo, e quindi in argomento.

    Orbene, il mio discorso proseguendo,
    dira' che al mio cliente disgraziato,
    dal qui presente poco reverendo,
    fu tutto il tafanario rovinato;
    e vedendolo voi, meravigliati,
    direste: che e' passato il ciuco di Bati.

    E come il ciuco ormai tradizionale
    il pingue prete ha grossa la cappella;
    ed egli, miei signor del Tribunale
    di culi fece piu' di una padella;
    e fra quei suoi delitti che e' l'orrendo
    consumato sul bimbo che difendo.

    Fra le natiche rosa e rotondette
    di questi, penetrando con furore,
    il cazzo di quel prete vi fe' un sette,
    e la punta sfiorogli il paracuore,
    riducendo a quel povero figliolo,
    come si dice, il cul come un paiolo.

    Per cui, o miei signori della legge,
    dal deretano del cliente mio
    escono spaventevoli scorregge
    che sembrano il castigo del buon Dio;
    e m'affermo' poc'anzi sua cugina
    che quando caca ottura la latrina.

    Ma che di piu', illustri miei signori.
    Trovandosi ier l'altro il mio cliente
    con altri suoi compagni a cacar fuori,
    fece uno stronzolone si imponente
    che certo lo potrei paragonare a
    quel che gli elefanti soglion fare.

    Pensate che la piccola canaglia
    ha issato tosto su quel colonnino
    non il tradizional fuscel di paglia
    con sullÆestrema punta un fogliolino,
    ma addirittura un grosso e bel bastone
    con in cima un giornale: la Nazione.

    Un'altra volta, essendosi purgato,
    fece nella latrina della scuola
    uno squaqquarellio si' prolungato
    da renderla...

    Presidente
    Le tolgo la parola!
    Ma scusi, parla qui a dei magistrati
    o a dei bottinai matricolati?

    Avvocato di Parte Civile
    Gia', ma intanto la mamma del bambino
    Þ costretta ad adottare un espediente.
    Che quando il bimbo ha roba nel pancino
    che vuole uscir precipitosamente
    a letto se lo corica bocconi
    e chiama il bottinaio degli stalloni.

    E questi arriva con il carro botte,
    mette nel culo al bimbo un gran canale,
    poi ti gira il manubrio, e buona notte:
    passa il liquame, e come' naturale
    viene svuotato il povero bambino
    come se fosse un misero bottino.

    Or mi domando: perche' quella iena
    invece di sciupare un ragazzino
    non ando' in culo all'ottimo Scatena
    che ha il culo largo al pari di un catino?
    Perche' non si reco' dalla Carlotta
    che alloggerebbe un treno nella potta?

    Perche' quel prete lurido inumano
    quel suo furor frenetico asinino
    se volea delle nuove sensazioni
    non ando' dalla celebre Scoiano
    a farsi leccheggiar fava e coglioni?
    Sfogato avrebbe con un bel pompino.

    O nelle carni della prima donna
    che avesse chiappe turgide e pastose,
    laggiu', per la santissima Madonna,
    poteva smammolarsi in mille pose:
    a potta indietro, oppure a buo punzone,
    che e' sempre la piu' bella posizione.

    Insomma, se volea farsi leccare
    dalla punta dei pie' fino ai capelli,
    dovevasi al postribolo recare
    in cerca di espertissimi budelli.
    Se volea scoscio lungo e topa fine
    poteva andare dalle chellerine...

    Avvocato Difensore
    Ecco, se mi permette lÆavvocato,
    vorrei fare una breve osservazione:
    Lei qui difende il suo raccomandato
    o di ruffianeria ci de' lezione?
    E dato che ci da' tanti indirizzi
    manca solo che il cazzo mi si rizzi.

    Avvocato di Parte Civile
    Per quello, eccellentissimo collega,
    c'e'la sua distintissima signora,
    la quale mi ha gia' fatto qualche sega;
    e posso assicurar che lo lavora
    con una grazia tutt'affatto nuova,
    come se avesse in mano un frullauova.

    Ma ritorniamo al triste delinquente.
    Egli volle provare il buco stretto,
    ed afferrato un povero innocente
    disse: Vieni, all'occhiello un fior ti metto.
    E il fiore, son d'un teste le parole,
    non era una gaggia, ma un girasole.

    E notare, illustrissimi signori,
    che anzichÚ la retorica figura
    essere esagerata nei colori,
    Þ invece resa tenue addirittura,
    in quanto a me risulta da unÆinchiesta
    che la fava del prete ha barba e cresta.

    LÆegregio difensor muove le spalle
    in senso di diniego: non ci crede?
    Si faccia un poÆ sfiorare dalle palle
    del prete il proprio culo, e se ne avvede

    Avvocato Difensore
    O se la faccia accarezzare lei...

    Avvocato di Parte Civile
    Io le vado nel culo e porto sei!

    Presidente
    Ma signori; porchissima miseria,
    se seguitiamo cosý, proprio davvero,
    si va a finire in una cosa seria.
    Qui, lo sapete, solo il Ministero
    lo prende in culo; fuori di qui miei cari,
    rinculatevi pure, e siete pari.

    Avvocato di Parte Civile
    Come dicevo, da una scrupolosa
    inchiesta fatta con ciascuna ganza
    dellÆimputato, stabilii una cosa:
    ce lÆhanno tutte come questa stanza.
    E del lor culo, e della loro fia
    Þ rimasta una sola galleria.

    Dunque, egregi signor del Tribunale,
    riscontrata la grave infermitÓ
    che un cazzo immane soprannaturale
    producesse al mio cliente, si vedrÓ
    allÆaccusato animalesco prete
    la pena che voi giusti applicherete.

    Chiedo che la Giustizia sia inclemente.
    Spero che il vecchio ed irrisorio motto
    non vorrete applicare al mio cliente:
    "restar senza quattrini e il culo rotto"
    O lÆaltro detto ritirare in ballo
    che fa: "fuor del mio culo Þ sempre fallo".

    Ma io son certo che pronuncerete
    una sentenza qual ci vuol severa;
    altrimenti, vuol dir, mÆobbligherete
    a portar le mutande di lamiera,
    perchÞ non voÆ, trovandomi a girare,
    sentirmelo nel culo rivogare.

    Presidente
    Uditi dunque i pochi testimoni
    dellÆefferato stupro consumato
    da un prete che va in cul fino ai coglioni
    ad un giovane saggio e consumato
    uditi i lagni della parte lesa,
    io lascio la parola alla difesa.

    Avvocato Difensore
    Aula solenne, nel mirarti freme
    di sacrosanta reverenza il petto.
    Incliti membri qui raccolti insieme,
    il vostro nobil venerando aspetto
    tanta tema mÆinfonde, e tal ribrezzo,
    che fin lÆuccello mi rientra in mezzo.

    PerchÚ sÆio vesto di meschini motti,
    quanto di veritÓ la lingua espone,
    avviene perchÚ son fra tanti dotti
    sul grande tema della mia questione,
    che il dizionario chiama Sodomia
    e il dialetto volgar culetteria.

    E se di questa sensazion carnale
    pronunciar non sapr= retto giudizio,
    pensi benignamente il Tribunale
    che in materia di culo son novizio;
    infatti fino a qui mi son difeso,
    e grazie al cielo non ce lÆho mai preso.

    A te, devoto, mi rivolgo intanto
    celeste gerarchia dei culattieri
    che siedi a destra del finocchio santo;
    e a te, San Lino, primo fra i primieri,
    chÚ per merito tuo gli angeli invano
    giran pel cielo col lucchetto allÆano;

    E a San Luigi leverei il pensiero,
    giustamente dei buchi almo patrono,
    se dal suo posto, da non molto invero,
    levato non lÆavesse Pio Nono
    che gli ha sostituito Santa Ghita
    sverginata, puttana e sodomita.

    O San Gaudenzio, eccelso porporato,
    del culo venerato estimatore,
    dopo aver santamente rinculato
    la curia, il vescovado e il suo priore,
    lÆhai rivogato poscia fra le mele
    perfino dellÆArcangel Gabriele!

    E tu, Fra Cazzo, insigne bacchettone,
    che mescolando il cazzo alla morale
    rinculato ti sei con devozione
    tutti gli abati della Cattedrale,
    e se ti regge lÆosso della schiena
    vai in culo alla Diocesi di Siena.

    Ed ora a SantÆErmete alzo preghiera,
    dei santi inculatori, principe eletto
    che rinculava da mattina a sera
    il Santo Padre imbastardito a letto;
    e poscia in suo suffragio sÆÞ fottute
    fin le galline delle sue tenute.

    NÚ te tralascio, illustre Papa Sisto,
    che di preti di frati e di eminenze
    sui culi pretendesti apporre un visto
    con le tue mascoline pertinenze;
    per dimostrare i sensi tuoi guerrieri
    lo rivogavi in culo ai granatieri.

    NÚ te, Giove lascivo, del cosciale
    e della sega protettor famoso,
    nella campagna dellÆamor carnale
    tanto costante e tanto vigoroso,
    che nel lasciare questa valle dÆEva
    sbrodasti in mano al prete che ti ungeva.

    Ed ora voi sommessamente imploro
    Geni dÆArcadia, porci e poi fottuti,
    Anacreonti dallÆuccello dÆoro
    fra lÆarpa e il culo alle virt¨ cresciuti,
    che sfacciati belate inni al pudore,
    rossa la fava dellÆaltrui candore.

    Farete grazia allÆorator novizio,
    chÆÞ pavido davanti a tal sapienza;
    e se il vostro favor sarÓ propizio
    mostrer= con la storia e con la scienza
    che il metterlo nel culo in conclusione
    lÆorgano aiuta della digestione.

    Era quellÆora in cui lÆafa opprimente
    fa nellÆombra cercar dolce ristoro;
    lÆora in cui acuto ogni desir si sente
    e che tramuta ogni mortale in toro;
    lora in cui lÆuomo, per segrete vie,
    ha pi¨ tendenza a far le porcherie.

    NellÆombra di un dolcissimo boschetto
    prete Sculacciabuchi da Firenze
    stava sdraiato con un giovinetto
    giÓ caro a lui per lunghe contingenze;
    e tra lÆindice e il medio dolcemente
    il ganascino gli stringea sovente.

    Non vi dir= con vividi colori
    la soave beltÓ di quellÆadone
    per tema di destarvi, o miei signori,
    qualor non sia giÓ tardi, lÆerezione;
    e con un dubbio non del tutto strano
    mi porto al culo la sinistra mano.

    Per farla corta vi dir= soltanto
    che quella birba ammazzerebbe un morto;
    e se trovato se lo fosse accanto
    Lazzaro, non appena fu risorto,
    rinculato lÆavrebbe addirittura
    a buo punzone nella sepoltura.

    Lo stesso Adamo, in onta alla lezione
    pei nepoti e per lui cosý fatale,
    se comparir vedesse da Plutone
    uno squarcio di culo a questi uguale
    si giocherebbe con la stessa sorte
    lÆEden con le sue fiche vive o morte.

    Dunque il tenore dellÆaccusa in atti
    dice che questo prete in conclusione
    dalle carezze addivenisse ai fatti,
    e con lÆuccello fuori del calzone
    cominciasse a saltare a manca e a dritta
    come giovin soriano a coda ritta.

    LÆaccusa qui lasciva ci ripete
    i morsi i baci e le carezze impure;
    dice fra lÆaltro che lÆavido prete
    strofinando lÆuccello alle costure
    del tenero garzone, lÆappellava:
    "o cocco della mia paterna fava".

    E dice che alla fin, rotto ogni freno,
    qual dÆapi in alvear maligne vespe,
    ardisse dilatargli in un baleno
    le tenerelle trentacinque crespe
    versando in culo al giovinetto vago
    non brodo, ma gomitoli di spago.

    E, questo lÆepisodio, tale e quale
    chÆoggi lÆaccusa appella Sodomia!
    Episodio innocente e naturale
    che a raccontarlo in una frateria
    cÆÞ da vedere, come i cani allÆosso,
    i frati tutti al provinciale addosso.

    Questo il fatto; e adesso miei signori,
    col buon senso alla mano e la ragione,
    in primis domando a lor signori
    se Sodomia la cronaca in questione
    chiamar si possa; e ammesso il postulato
    che il metterlo nel culo sia peccato,

    Dieci dita di muscolo virile
    abboccato col visto del priore,
    formano in ogni societÓ civile
    un nodo indissolubile dÆamore,
    ebben nel libro della Creazione
    di questo visto non vi sia menzione.

    Ora, se due persone incivilite
    sÆincontrano in campagna o per le vie
    e fra un discorso e lÆaltro incalorite
    fanno, per cosý dir, le porcherie,
    comÆÞ che cÆentri lÆarbitro del fisco
    questo, signori miei, non lo capisco.

    Mi si dirÓ: nel caso qui presente
    non si tratta di copula usuale
    celebrata da sesso differente,
    bensý di confusione sessuale;
    specie di nozze allÆuso pecorino
    fra cittadino maschio e cittadino.

    Ed a qualcun pu= fare meraviglia
    ripensando alla carica meschina
    che il culo rappresenta anche in famiglia
    dove gli han destinato la latrina
    e nella scienza che nei suoi misteri
    gli consacr= la canna dei clisteri.

    NÚ cambiare si pu= la sua natura,
    chÚ il destin gli riserba lÆorinale;
    ed anzi pu= stupire addirittura
    che lÆuom confonda lo spirituale
    con gli escrementi e faccia dellÆamore
    una partita di cattivo odore.

    Per= di questa grave congettura
    il Creatore non se nÆÞ occupato;
    e vi sfido a trovar nella Scrittura
    un passo dove il culo sia citato.
    SarÓ per pudicizia, ma per me
    cÆÞ una ragione logica, e cioÞ:

    che il cazzo non ha occhi giÓ si sa,
    onde non cÆÞ ragione sufficiente
    di farne un caso di moralitÓ
    se un cieco sbaglia lÆuscio dÆun ambiente;
    per ascriverlo a colpa bisognava
    che avesse avuto gli occhi anche la fava.

    E molto pi¨ nel sesso femminino
    dove questi due buchi spalancati
    allÆuno lÆaltro stan cosý vicino
    che chissÓ quanti mai si son sbagliati,
    e quanti mai mariti in capo allÆanno
    sono andati nel culo e non lo sanno.

    Valga lÆesempio di David il santo,
    che fornicando allÆuso pecorino
    glielo recapit= nellÆuscio accanto;
    ma se ne avvide sol quando, al mattino,
    nel fare la sua solita abluzione
    ci trov= in cima un seme di popone.

    Quindi secondo me questo sfintere
    in questo campo colpe non ce nÆha;
    per=, prima di emettere un parere
    esaminiamo con serenitÓ
    le prove e i documenti di ragione,
    dallÆaccusa portati in discussione.

    Dice una testimone non sospetta
    di aver visto in quellÆora lÆaccusato
    a pancia allÆaria sulla molle erbetta
    col cazzo dalle braghe spenzolato,
    di cui la fava, son le sue parole,
    la superficie avea dÆun girasole.

    LÆaccusa alza la voce ai quattro venti
    e fa di quel deposto il suo timone;
    ma siamo giusti, giudici sapienti,
    che cosa prova questa affermazione?
    Per me, se si vuol essere imparziali,
    prova due sole cose, ed ecco quali:

    che il mio cliente, Dio lo benedica,
    possiede un cazzo da museo romano;
    e che allora, sognando qualche fica,
    se lo teneva frascheggiando in mano;
    refrigerio, per legge, competente
    ad ogni cittadino indipendente.

    Piuttosto, e qui tocca la morale,
    ha dichiarato quella donnicciola
    (ripeto il suo discorso tale e quale),
    dopo aver visto sulla verde aiola
    balenar quel gran cazzo porporino,
    che and= di corsa a farsi un ditalino?

    Un altro testimone smemorato
    racconta di aver visto due compari
    lÆuno sopra dellÆaltro accavallato
    precisamente come due somari;
    ma non dice peraltro il sempliciotto
    quale stesse di sopra e qual di sotto.

    Nel dubbio qual dei due fosse lÆattore
    potrebbe il mio cliente, e con ragione,
    prendere il posto dellÆaccusatore;
    tanto pi¨, sia detto in confessione,
    che un perito dellÆarte gli ha trovata
    la madrevite al culo un poÆ spanata.

    Un terzo testimone, un giovinetto
    che si dÓ lÆarie da scandalizzato,
    racconta che passando da un boschetto
    udý un certo respiro affaticato
    uscir di mezzo a quelle verdi fronde
    come di gente stitica che ponde.

    Ecco, dice lÆaccusa, ecco tal quale
    la prova del flagrante atto funesto;
    ma qui faccio osservare al Tribunale
    che chi riceve un cazzo come questo
    fra le fragili crespe deretane
    non ponde, ma guaisce come un cane.

    Quanto sia lÆorifizio delicato
    dica lei, Presidente, per piacere;
    mi racconti quel fatto disgraziato
    allorquando nel mettersi assedere,
    inciamp=, Dio ci guardi, in quel fuscello,
    e dica un poÆ che spasimo fu quello!

    QuestÆÞ la prova dellÆaccusa;
    questi del supposto reato i documenti.
    A voi pertanto, Magistrati onesti,
    spetta di giudicar se sufficienti.
    Ma prima di risolver lÆargomento,
    dÆascoltarmi, vi prego anco un momento.

    Sia per effetto di gravitazione,
    sia per certa libidine impudica,
    sta di fatto che lÆuomo ha inclinazione
    a mettere il suo cazzo nella fica;
    divertimento il quale, a dir fra noi,
    costa un fottýo dal matrimonio in poi.

    Ma visto che le uscite di famiglia
    superavan lÆentrata quotidiana,
    lÆuomo, che spesso economia consiglia,
    pass= da mezzogiorno a tramontana;
    e fatto un giro, con lo stesso metro,
    invece che davanti and= di dietro.

    Date dÆaltronde le fave spietate
    di MosÞ di Golia, di Gedeone,
    le pertinenze delle donne amate
    avean preso si vasta proporzione
    che il popolo di Dio, se tu ci credi,
    cÆentravan dalla testa fino ai piedi.

    Dillo, Rebecca, di che fava armato
    fosse Isacco, allorchÚ la prima sera
    ti mozz=, solo ad abboccarla, il fiato;
    fava cotal che rivogata intera,
    con una curva che non si descrive,
    ti fece capolin fra le gengive.

    Taccio la fava di NoÞ, che o Dio,
    mosse il singhiozzo a chi la vide ritta;
    NÚ Giona il ghiotto rammentar voglio
    il qualÆ sÆÞ vera la leggenda scritta,
    ammazz= nientemeno una balena
    a forza di cazzate sulla schiena.

    Nel libro del fatidico Daniele
    si legge di quel celebre Monzino
    sagrestano del tempio dÆIsraele,
    che avvoltosi alla fava uno stoppino
    su di una panca messosi a sedere
    accendeva col cazzo le lumiere.

    E chi non sa di noi che quella gente
    invece di segnar le cose sue
    nel taccuino, per tenerle a mente,
    si faceva nel cazzo un nodo o due,
    in quella guisa che la donnicciola
    la cocca annoda della sua pezzuola?

    Si legge dÆIsmaele che assediato
    si mettesse a pisciare incautamente
    dai merli di un bastion fortificato;
    ma se ne accorse lÆinimica gente
    che sÆavvent= sul cazzo, e con destrezza
    mont= di sopra e prese la fortezza.

    Assuero sý lunga fava avea
    che a pisciare dallÆalto era forzato;
    e per di sotto i servi in gran livrea
    con pali lo tenevano obbligato;
    sý che visto quel cazzo alla fontana
    un condotto parea dÆacqua piovana.

    A questo lusso di muscolazione
    aggiungi un pizzicor senza misura
    che le nipoti del gran Salomone
    nei cavi possedean della natura;
    anzi, a quanto ci dicon gli scrittori,
    nessun riuscý a calmar tali calori.

    Infatti Agar, benchÚ la Storia taccia,
    invasa da una ria febbre uterina
    giva ululando pel deserto in traccia
    di qualche grossa fava adulterina;
    e solo dopo averne avuti trenta
    dicea: stanca sar= ma non contenta.

    Ruth, che andava per far acqua al pozzo,
    trovatovi per caso un giovanotto,
    lo fece rimaner col fiato mozzo
    perchÚ ne volle fare quarantotto;
    e mentre a lei cresceva lÆappetito
    quello era bellÆe morto intisichito.

    Ester, e questa non Þ vil fandonia,
    dimostr= nel chiavar tal resistenza
    che distrusse lÆImper di Babilonia
    avendo smidollato con coscienza
    - con la fica, la bocca, e con la mano -
    tutto quanto lÆesercito persiano.

    E, certo che il calor di quelle donne
    produceva gli scoli a segno tale,
    che il Sindaco dellÆinclita Sionne
    in mancanza di visita fiscale
    alle potte pi¨ sane per controllo
    ci appiccicava sopra un francobollo.

    Un poÆ per questo, e un poÆ perchÚ le potte
    a forza di chiavate colossali
    sembravan divenute delle grotte,
    e le fave, pur grosse come pali,
    ci sguazzavano come in un pantano,
    il preferito allor divenne lÆano.

    Da ci=, dei Sodomiti la gran corte,
    o amore tra specie mascolina
    detta per soprannome sesso forte,
    e Sodoma, del culo la regina,
    dove il furor cosý gli uomini invade
    che si montano addosso per le strade.

    Perci= la Grecia, madre di sapienza,
    madre divien dÆinsigni bucaioli;
    anzi in Atene questa pia tendenza
    predominava nei sapienti ruoli,
    che i libri e i manoscritti ci han lasciati
    di sudore e di brodo infrittellati.

    NÚ basta; quei filosofi eruditi
    studiando, vanno in culo al tempo stesso;
    e mentre si studiavano i quesiti
    si tenevano il cazzo genuflesso
    giÓ fra le gambe, sotto il tavolino,
    come sÆusa far noi con lo scaldino.

    Presso i Romani poi la Sodomia
    varia secondo i gusti e le persone:
    cÆÞ chi lo piglia per economia
    e chi lo prende poi per distrazione;
    fatto sta che i Romani, belli o brutti,
    lÆarte del cul la conoscevan tutti.

    Ai tempi del famoso Cincinnato
    quando la vera civiltÓ fioriva,
    di prenderlo nel culo era indicato
    come cura direi rinfrescativa,
    tale e quale oggidý pei Fiorentini
    andare allÆacque di Montecatini.

    Mario, che dappertutto mescolava
    la disciplina alle virt¨ severe,
    applic= la ginnastica alla fava,
    e fatto di un finocchio un bersagliere
    un premio istituý di propria borsa
    per chi lo rinculava di rincorsa.

    Silla fu pi¨ di Mario illuminato;
    difatti, giunto a Roma vincitore,
    in segno del potere conquistato
    salý in palazzo e rincul= il Pretore;
    quindi dal cancellier Quinto Manuzio
    si fece opporre un visto sul prepuzio.

    Cesare taccio, poichÚ tutti sanno
    che nel culo ci andava e lo pigliava;
    e Pompeo, che ci mise pi¨ dÆun anno
    a provar dei suoi militi la fava;
    e sembra che anche il fulgido Ottaviano
    avesse un poÆ spanato il deretano.

    Ricordo appena il sommo Cicerone
    che in culo lo pigliava alla mattina,
    ma dopo pranzo, per la digestione,
    lo rivogava in culo a Catilina;
    la storia afferma poi che Plinio il dotto
    avea di certo lo sfintere rotto.

    Il figlio di Agrippina assai pi¨ fiero
    fece del culo scempio singolare;
    e dopo che inculato ebbe lÆimpero,
    non sapendolo pi¨ dove ficcare,
    fattosi fare in terra un buco tondo
    fantastic= di rinculare il mondo.

    Vitellio, il successore di Nerone,
    a guazzo lo tenea nellÆintestino
    come si fa pei capperi in fusione.
    Ce lo mise una volta sul mattino
    e lo lev= alla fin della giornata
    che sembrava unÆanguilla marinata.

    + noto che, bramando il deretano
    pi¨ dÆogni cosa, avanti di morire
    abdicasse il divino Diocleziano
    e un palazzo facesse costruire;
    laddove, messi i servi a buo punzoni,
    andava loro in cul fino ai coglioni.

    Quando sali al potere, Costantino
    proibý di duellare ai gladiatori,
    che invece, attorno a un tondo tavolino
    correvan con il culo e il cazzo fuori;
    sicuramente il motto nÆÞ venuto
    che dice: "Chi si ferma Þ giÓ perduto".

    Nel medio evo il culo della gente
    era un diritto della Signoria.
    Difatti Don Rodrigo, prepotente,
    nella restituzione di Lucia,
    volle per fatto primo e rigoroso
    caricarlo nel culo anche allo sposo.

    Isabella di Spagna, il cui marito
    da tempo era lontano contro i mori,
    dopo aver provato se col dito
    potesse un poÆ calmare i suoi calori,
    infine non trov= cosa migliore
    che farsi rincular dal confessore.

    Dante non taccio, illustre letterato,
    che a mezzo del cammino di sua vita
    si ritrov= con lÆano rovinato
    senza sapere come fosse ita;
    perci=, per consolarsi, lÆinfelice,
    lo rivog= nel culo a Beatrice.

    Cristoforo Colombo, il genovese
    illustre amante della sodomia,
    era andato nel cul a pi¨ riprese,
    perfino ai Dogi della Signoria;
    e par che intraprendesse i suoi viaggi
    per poter rinculare anche i selvaggi.

    Il Borgia, detto Duca Valentino,
    culattiere di fama nazionale,
    ridusse lÆano al pari di un catino
    ai membri della gran corte papale;
    e ritenendo fosse una facezia
    lo rifil= nel culo anche a Lucrezia.

    Dopo, sotto il sistema livellario,
    lÆaffitto fu pagato anche in natura;
    per modo che se un dý lÆaffittuario
    o lÆinquilina, per disavventura
    alla scadenza non avea denari,
    lo pigliava nel culo e tutti pari.

    E dato il caso di contestazione
    fra il canone pagato e non pagato,
    il debitore della prestazione
    per dare prova del suo vero stato
    era costretto, anche dÆinverno crudo
    a mostrar la quietanza a culo ignudo.

    Ma assai dissi di cronaca profana;
    passo in rivista le galanterie
    della Chiesa Cattolica Romana
    che in materia di certe porcherie
    ha preso degli impegni colossali
    basandosi sui libri dottrinali.

    Fra le celebritÓ tradizionali
    taccio il domenicano fra Nerbone,
    da Dio provvisto di coglioni tali
    che in ogni sua devota polluzione
    sputar solea dallÆuretra infiammata
    di liquidi fratini una manata.

    Taccio il padre Conforti, il pi¨ potente
    dei figli del Beato Segantini.
    Costui, nel rinculare uno studente
    gli sconquass= talmente gli intestini
    che a mettergli una pipa col cannello
    il fumo gli sortiva dal cervello.

    Nel manuale di meditazione
    dal reverendo Padre Meo composto,
    si narra di quel frate buggerone
    che sotto la canicola dÆagosto,
    invaso da libidine asinina
    rinculava a distanza una gallina.

    Pochi dý dopo, il cuoco fra Bastiano,
    mentre stava per fare una frittata,
    casualmente si trov= per mano
    lÆuovo della gallina rinculata;
    lo ruppe, e nÆuscý fuori, immaginate,
    lÆuovo mezzo pulcino e mezzo frate.

    Vi lascio immaginare il lavorio
    dei teologhi tutti e dei casisti;
    chi lo disse un miracolo di Dio,
    chi del diavolo, e accese il "lumen Christi".
    Ma il principaleÆ che non fu una rapa,
    mise lÆuovo nel piatto e and= dal Papa.

    Laggi¨, dove le teste son quadrate,
    si rise della povera gallina,
    e solamente si costrinse il frate
    a non mangiare pi¨ carne pollina,
    e questo per escludere il periglio
    che qualche volta si mangiasse il figlio.

    + noto che perfin ie monachine
    sebben fin da novizie abituate
    a far scambievolmente da lecchine,
    a prenderlo nel cul sono addestrate;
    e devote si fanno sfruconare
    la fine del canale alimentare.

    Son tali condizion dÆobbligo rese
    da che Suor Chiara, nata a Marcatale,
    diverse volte nella fica prese
    il ben tornito bischero papale;
    e la meschina si sentýa morire,
    chÚ il mestruo non voleva comparire.

    La poveretta allor, fra tali angosce,
    di prenderlo nel cul fioretto rese,
    nÚ mai pi¨ nel futuro fra le cosce;
    e poco dopo le torn= il marchese.
    Da allor la locuzione non Þ rara
    che suona: "Laus Deo", disse Suor Chiara.

    Si narra che un bel giorno Suor Giuditta
    precipitava gi¨ dal quinto piano
    pel desiderio della fava dritta,
    che un frate, nel pisciar, teneva in mano;
    ma quel cazzo, nel culo penetrato,
    le impedý di schiacciarsi sul selciato.

    PoichÚ pareva che gli stesse a cuore
    di serbare per sÚ quellÆorifizio,
    essendo lý presente, il Superiore
    riferý la faccenda al SantÆUffizio,
    il qual, con lÆjus canonico alla mano
    (che a dovizia contempla il deretano),

    Rimase in forse; chÚ, sebben sia scritto
    che cul di suora oppur di novizia
    spetta al Padre Priore di diritto,
    ancor resta indecisa la Giustizia
    se il frate lo si debba castigare,
    oppure lo si debba ringraziare.

    A dare impulso alla culetteria,
    - da tempo pi¨ gradita al Concistoro
    che sempre fu nemico della fia -
    venne lÆerrata idea di Fracastoro
    che dalla potta derivasse
    solo la peste, la sifilide e lo scolo.

    Ma quei poveri culi strapazzati
    da tanti amanti della sodomia,
    dimostrarono presto a preti e frati
    dÆesser vettori della malattia;
    ed Þ cosý che pi¨ dÆun Cardinale
    ha usato la pomata mercuriale.

    Ma del resto si sa che in Vaticano
    Þ dÆobbligo lÆavere il culo rotto,
    e forma unÆeccezione chi lÆha sano.
    CÆinforma dÆaltra parte Vico il dotto
    che solo SantÆIgnazio di Loyola
    teneva. attorno al culo una tagliola.

    Di recente, Don Canzio da Lambrate
    di tre bimbe le fiche verginelle
    ridusse sl profonde e sl slabbrate
    e larghe, che sembravano padelle;
    ma per castigo al suo furor bestiale
    fu chiuso in manicomio criminale.

    La Chiesa, che considera la fica
    del demonio sacrilega invenzione,
    scomunicata, impura ed impudica,
    gli dette la severa punizione;
    se invece avesse in culo fornicato,
    a questÆora sarebbe porporato.

    Infatti sÆÞ saputo dal giornale
    che il prete di San Quirico alla Vena,
    stanco della Perpetua sinodale,
    invitava le donne alla novena
    ed una ad una se le rinculava
    con una quanto mai robusta fava.

    Impensierito, il Vescovo locale,
    per gli intestini delle sue devote
    riferisce la cosa al Tribunale;
    ma il presidente delle Sacre Rote,
    appoggiandosi al detto di Lucano
    "licet marito titillare in ano",

    Decise che i Santi dottrinali
    permetton senza tema dellÆinferno
    di fregarlo ai sacchetti emorroidali;
    tanto pi¨ un prete, chÆÞ ministro interno,
    potrÓ senza cimento di pudore,
    passar dal culo per entrar nel cuore

    Ma farei tardi se mostrar volessi
    che la Chiesa Cristiana dominante
    in materia di culo di ambo i sessi
    fu sempre e si mantiene tollerante.
    Per tema di rendermi sgradito
    vi racconto questÆaltra ed ho finito.

    Padre Oliva, maestro di latino
    rinculava a distesa un bel novizio
    fresco come una rosa di giardino,
    e tal gli avea ridotto lÆorifizio
    chÆegli potea mangiare senza sconcerti
    ombrelli chiusi e ricacarli aperti.

    Ma dagli picchia e mena il disgraziato
    rese lÆanima a Dio con gran dolore,
    e fattagli sezione fu trovato
    tutta una galleria dal culo al cuore:
    tanto che nel dir lÆultime preghiere
    la voce gli sortýa dallo sfintere.

    Nessun mosse querela al prete iroso;
    anzi quella carcassa intestinale
    come un oggetto storico prezioso
    venne appesa al Museo del Quirinale,
    e un Pontefice poi, mi par Gregorio,
    ne fece un calapranzi in refettorio.

    Ma cosa val la storia, la dottrina,
    la logica, lÆjus pubblico e il privato?
    Ammessa pur lÆipotesi cretina
    che il metterlo nel culo sia peccato,
    dato per un momento e non concesso
    che il mio cliente gli ce lÆabbia messo,

    da quando in qua, signori, un giovinetto
    che il culo sano conservar si vuole,
    si reca con un prete in un boschetto
    e si china a raccoglier le viole?
    Con un prete, la cui fava asinesca
    schiacciar poteva un nocciolo di pesca?

    Voi stessi, incliti membri, che fareste
    quando vi capitasser qui davanti
    due mele tenerelle e rotondette
    di ellenica beltÓ tutte spiranti,
    di cui la superficie Þ si pastosa
    da vincere il velluto della rosa?

    Se giudicar deggÆio dallÆapparenza,
    a ognun di voi, nel rubicondo aspetto,
    leggonsi i segni dÆuna ria tendenza;
    lo stesso Presidente, ci scommetto,
    con quella ghigna da porco beato,
    lo metterebbe in culo allÆaccusato.

    E qui, Signori, dubitar non posso
    che nellÆudir quel vago avvenimento,
    il Tribunale non si sia commosso.
    Giuro che alcun di voi, pi¨ violento
    tacitamente con la man si sfoga
    sotto lÆusbergo della sacra toga.

    E non si creda questo mio pensiero
    sia frutto di mancanza di pudore;
    infatti scorgo il Regio Ministero
    variar di tratto in tratto di colore,
    e se dai movimenti il ver comprendo,
    o se lÆÞ fatta o se la sta facendo.

    Quindi, Signori miei, sereno aspetto
    lÆassoluzion del mio raccomandato;
    e gli argomenti non vi fan difetto,
    in specie ricordandovi il dettato
    che il culo Þ fatto per la gente dotta
    e pei villan fottuti cÆÞ la potta.

    Presidente
    I giudici hanno inteso il difensore
    in tali accenti superar se stesso,
    e anchÆio nel cazzo sento pizzicore.
    Sarei quindi per chiudere il processo
    se, data lÆimportanza dellÆaffare
    lÆaccusa non volesse replicare.

    Pubblico Ministro
    Chiedo venia allÆillustre Presidente
    se questa volta anchÆio sar= costretto
    a replicar piuttosto crudamente
    a tutto quanto la difesa ha detto.
    Non son uso a sprecar tante parole
    nemmen pei cazzi come girasole,

    ma quando al vivo sono stuzzicato
    con insinuazioni tendenziose
    come se lÆÞ permesso lÆavvocato,
    e le chiappe divengon melerose,
    il foro anale un tenero bocciolo,
    e infine mi si dÓ del segaiolo,

    allora anchÆio, per quellÆalta morale
    dellÆabito, per Dio, che mi riveste,
    io pure faccio noto al Tribunale
    che forse per scusarsi dalla peste
    attaccategliela al culo dal priore,
    la difesa parl= con tanto calore.

    Un dotto specialista intimo amico
    mi disse che il chiarissimo collega
    con quella ghigna sua da pappafico
    fece col culo al parroco una sega,
    e certe creste che gli son cresciute
    come la Bionda non ce lÆha mai avute.

    Avvocato Difensore
    Questa, sangue di Giove, Þ una schifezza
    di cui domando conto al Tribunale...

    Presidente
    Lasci fare, avvocato, Þ una sciocchezza
    che non verrÓ trascritta nel verbale...

    Avvocato Difensore
    Vado in culo al verbale e a chi lo fa:
    mi calo gi¨ i calzoni e si vedrÓ.

    Pubblico Ministro
    La dispenso da usare questo mezzo;
    ho il naso delicato, e non vorrei...

    Avvocato Difensore
    La fica di sua moglie sa di lezzo,
    e il Giudice lo sa meglio di lei,
    perchÞ saran dieci anni che la chiava,
    Pubblico Minister della mia fava!

    Pubblico Ministro
    Del culo, prego; della fava no,
    perchÚ per dir la pura veritÓ
    del suo culo pi¨ dÆuno ci parl=,
    ma che abbia una fava non si sa;
    si calmi dunque, e lasci fare a me,
    che quanto al resto poi verrÓ da sÚ.

    Avvocato Difensore
    Ma io chiedo allÆegregio Presidente...

    Presidente
    Che si finisca questo schiamazzare;
    Lei si metta a seder senza dir niente
    mentre lÆAccusa seguita a parlare;
    poi, se lo crede, metta il culo fuori,
    e lo faccia vedere a quei signori.

    Pubblico Ministro
    Messa in chiaro la duplice ragione
    per cui lÆelegantissimo oratore
    parl= con si profonda cognizione
    di quel cazzo che par dÆun gladiatore,
    Þ inutile avvertir che abbiamo udito
    la moglie che difende suo marito.

    Nonostante non voglio essere restio
    a discutere qui le conclusioni.
    Del culo me ne intendo un poco anchÆio
    sebben per opposte operazioni,
    e quando il destro capita bisogna
    non farsi chiuder bocca da vergogna.

    Dico dunque, lasciando in santa pace
    i cazzi di NoÚ, di Gedeone,
    di Sparabuchi, del famoso Aiace
    ed il bischero colonna di Sansone,
    il culo immondo delle antiche Dee
    e le cloache delle donne ebree,

    che non Þ storia poi documentata,
    tutta la porcheria della Scrittura
    tante volte a sproposito citata
    dal patron di quellÆempia creatura:
    chÚ in quello scorazzar per lÆintestino
    cÆÞ dellÆesagerato e non pochino.

    lo so che il mondo Þ sempre vivo, e pare,
    salvo soltanto qualche piccol danno,
    che non accenni punto a declinare;
    e che in Francia, dove cÆÞ il malanno
    della donna pestosa e sifilitica,
    la fica passa avanti alla politica.

    Ora, a quanto ci dicon da Galeno,
    tutti i medici, e senza alcun ribrezzo,
    per avere una donna a ventre pieno
    sÆÞ sempre conosciuto un solo mezzo;
    e non sÆÞ visto mai neppure un mulo
    un figlio vivo partorir dal culo.

    Se, come diceva lÆavvocato,
    lÆumanitÓ dal tempo degli Egizi
    avesse in culo al prossimo sbrodato
    poco curando i prossimi orifizi,
    trovar non si potea, da chi sa quanto,
    quei bischeri che a lui piacciono tanto.

    Nemmen voglio discutere se un frate
    in culo possa andare a una gallina;
    padroni siete pur, se lo bramate,
    di chiavar polli da sera a mattina;
    in questo caso al pi¨ posso pregare
    che voi non mÆinvitiate a desinare.

    Non desidero poi di far confronti
    con la storia alla mano e con la legge,
    sebbene mille ne tenessi pronti;
    lÆano Þ per me la via delle coregge,
    e se a qualcun gli piace, e ci si caccia,
    tanti saluti e che buon pro gli faccia.

    Le leggi poi che attraversando i tempi
    son giunte fino al codice penale,
    non hanno, chÆio mi sappia, offerto esempi
    da rendere benigno il Tribunale;
    anzi, questo consesso illuminato,
    condannerÓ di certo lÆimputato.

    Anzi se dobbiam creder a Platone,
    che neppure chiavava al modo usato
    beandosi dÆun bacio e dÆun segone
    fatto alla faccia dellÆoggetto amato,
    lÆantica Grecia permetteva appena
    di dar la fia dal lato della schiena.

    Nel medio evo qualche tirannello
    os= di rincular delle puttane,
    e qualchedun ficc= lÆavido uccello
    nel bianco culo delle sue villane;
    ma bisognava che non si sapesse
    chÚ queste erano cose non ammesse.

    Ora poi non saprei con qual diritto
    un prete mi dovrebbe rinculare;
    dato pure che avesse il cazzo dritto
    e che fossÆio a farglielo rizzare,
    si sfoghi pure a seghe ed a rosari,
    ma lasci stare il culo e tutti pari.

    Capisco che ridotto a questi estremi
    un prete senza culo Þ come dire
    una barchetta sciolta e senza remi;
    ma dico, e ne dovete convenire,
    che chi ha la fava con i suoi pendagli
    o non si faccia prete, o se la tagli.

    Qui calza una parentesi: la fava,
    che ha mandato lÆuomo in perdizione,
    se il Creatore la dimenticava
    nei pochi giorni della creazione,
    nessun lÆavrebbe certo domandata
    a costo di buttarsi alla leccata.

    Gli stimoli del bischero son tanti
    che in fondo poi bisogna compatire
    se va didietro chi non va davanti;
    ma non si deve, nÚ si pu= soffrire
    che vada in culo un prete sbarazzino
    chÆha cento donne intorno a far pochino.

    Coi coglioni che mostra lÆaccusato,
    e il bischero che tocca le ginocchia,
    e con quel suo parlar dolce e melato
    cÆÞ da chiavarsi tutta la parrocchia.
    NÚ si pu= concepir come un ragazzo,
    rapisca a tanta fica un tale cazzo.

    Concludo col tirar la conseguenza
    che il parroco in quei giorni era impestato,
    perci= costretto a lunga astinenza
    da quando conosceva lÆavvocato;
    e il cul rompendo della parte lesa
    abus= del prestigio della Chiesa.

    Avvocato Difensore
    Non posso tollerar pi¨ lungamente...

    Pubblico Ministro
    Ed io son stanco dÆessere interrotto.
    Quando parlava lei non dissi niente,
    e colpa non ce nÆho se ha il culo rotto...

    Presidente
    La finisca una volta, porco maiale,
    o lo faccio buttar giÓ dalle scale!

    Pubblico Ministro
    La parentesi Þ chiusa, e giungo al fine,
    attraverso un discorso irto di cazzi,
    di luride chiavate adulterine
    e di sbrodate lunghe come razzi,
    a ribatter lo stral, se ben comprendo,
    che la difesa mi lanci= fuggendo.

    Dunque dice il simpatico collega
    che non andar nel culo Þ da villani.
    Questo non Þ, boia cane, vero una sega,
    e tengo delle prove nelle mani,
    delle prove di fatto concludenti
    per le quali dar= due schiarimenti.

    Io come tutti gli uomini ho una fava
    che, senza le asinesche proporzioni
    che tutto allegro il difensor citava,
    pure si regge bene sui coglioni;
    e spesso Þ disturbata dal prurito
    di ficcarsi nellÆuno o lÆaltro sito.

    Ora, quando ho ceduto alla lusinga
    di due mele bianchissime e pienotte,
    il bischero mÆÞ parso una siringa
    nei buchi riuniti di tre potte;
    e non ho mai provato con certezza
    che il cul possa vantarsi di destrezza.

    Senza contare poi che lÆintestino
    Þ ripieno di merda oltre ogni dire;
    e mettere la fava in un bottino
    non Þ cosa che possa divertire,
    specialmente pensando che allÆuscita
    porta con sÚ lÆumor della ferita.

    Conclusion: son diverse le opinioni
    come in tutte le cose che si fanno,
    ma contro il cul portando le ragioni
    non credo affatto dÆessere in inganno.
    Ci vadan pure i dotti; io dico intanto
    che vado nella fica e me ne vanto.

    Presidente
    Vedo con dispiacere lÆavvocato
    far dei versacci al Regio Ministero,
    perchÚ da difensor fatto accusato
    ha posto innanzi al Tribunale intero
    il culo, con le stigmate ovver senza
    del bischero in questione nellÆudienza.

    Raccomando la calma ed il rispetto
    in questa sala sacra alla Giustizia.
    Ognun si deve togliere dal petto
    ogni segreta idea dÆinimicizia,
    e guardar soprattutto le espressioni
    che detta il giuramento dei coglioni.

    Non tollero si parli a me dinanzi
    senza le proprietÓ raccomandate
    da quel rispetto che dicevo dianzi,
    e che dal galateo ci son dettate.
    Chiedo dunque al chiarissimo oratore
    di cercar di frenare il proprio ardore.

    Aggiungo che fra poco a casa mia
    il desinare Þ pronto e mi si guasta,
    e se fra unÆora al pi¨ non vado via
    colla da scarpe mi divien la pasta.
    Io lascio dunque la parola a lei,
    avvertendo che ho fame e son le sei.

    Avvocato Difensore
    Voglia scusar lÆillustre Presidente
    il gesto di sorpresa e di ribrezzo
    che mi sfuggý di certo incosciamente
    nel sentir cose a cui non sono avvezzo;
    cose che per la loro enormitÓ
    la fava stessa mi si ammalerÓ.

    Non questo Þ il luogo adatto nÚ il momento
    di ribattere qui le cose udite;
    quelle parole lÆha rapite il vento
    nÚ mi curo che vengan perseguite.
    Potrei cosý far credere davvero
    prender sul serio il Regio Ministero.

    Che il mio buco del culo Þ sempre pronto
    alla prova del bischero rizzato,
    il Tribunal deve tenerne conto
    per la diffamazion dellÆavvocato;
    e mi concedo chiedere il permesso
    di dire a lui se potrÓ far lo stesso.

    Porgo dopo di ci= i ringraziamenti
    al Tribunale che finor tediai,
    ed aspetto, miei giudici sapienti,
    lÆassoluzione che raccomandai,
    e quindi, in tal pensier che mi consola,
    mi seggo rinunciando alla parola.

    Presidente
    LÆaccusa, e avendo ancora la difesa
    rinunziato a parlare ulteriormente,
    e i testimoni escussi, siam dÆintesa
    che il dibattito cessi finalmente.
    Se qualcosa dÆaggiungere ha pensato,
    in piedi sÆalzi e parli lÆimputato.

    Imputato
    Nel corso del processo si Þ sentito
    dirne sul conto mio di bianche e nere;
    perci= del Presidente il caro invito
    di parlare, raccolgo con piacere.
    AcciocchÚ la ragion sia ben intesa
    ai giudici esporrei la mia difesa.

    Son poche le parole che giÓ in fretta
    ho pensato allorquando il mio avvocato,
    preso da quella foga benedetta
    senza curarsi di riprender fiato,
    sciorin=, pi¨ dellÆavvocato Cassi,
    coglionerie da far crepare i sassi.

    Mi lasci dire, e veda se ho ragione;
    e ci= glielo dimostro in due parole:
    come Le par che regga il paragone
    della mia fava con un girasole?
    Chi afferma allÆudienza e lo sostiene
    vuol dir che la conosce molto bene.

    Di qui non sÆesce, ed Þ questo un assioma
    senza bisogno di dimostrazione;
    se attribuisce al cazzo mio una chioma,
    e non ritira questa osservazione,
    il pubblico Þ convinto, ci scommetto,
    che il suo buco del culo non sia stretto.

    E passo quindi allÆinsinuazione
    con tanto ardire in pubblico gettata
    della quale farÓ ritrattazione,
    se non, cÆÞ la querela preparata,
    che un perito dellÆarte ha riscontrato
    che ci ho il culo del buco rovinato.

    E neppure voÆ ribattere le accuse
    che mÆha lanciato la parte civile.
    Non ci son creste o scoli: sono scuse,
    la fava Þ liscia liscia. + tutta bile:
    perchÚ richiesta un di gliela negai,
    oggi mi trovo qui fra tanti guai.

    Se dai culi le pompe hanno funzione
    di toglier gli escrementi uso bottini
    io non so nulla; e poi se la Nazione
    sopra uno stronzo ha messo un ragazzino,
    che colpa nÆho? Oualcuno in settimana
    ci pu= schiaffar la cronaca Romana.

    Il vescovo dovrebbe a mio parere
    protestare con foga e con passione;
    ma questa Þ bella; state un poÆ a vedere
    che un pochino alla volta, Dio birbone,
    quando nel mondo un culo hanno spaccato
    danno la colpa al povero curato.

    E questo Þ giusto? Certo il Tribunale
    chÆÞ composto da gente di giudizio
    saprÓ scoprire donde viene il male.
    DÆandare in cul, Signori, non ho il vizio,
    e se un dý questo mal mi si Þ attaccato
    Þ stato a frequentare il mio avvocato.

    Del perito? ce lÆha? Legalizzato?
    Lo mostri, ed io mi cheto sul momento;
    ma fino a che non me lÆavrÓ mostrato
    il Tribunale non sarÓ contento.
    Io posso sostenere che nel sedere
    non ci ho preso finora che un clistere.

    Se una prova ne vuole il Tribunale,
    che mi si porti un uovo non bazzotto:
    io lÆintroduco dentro il foro anale,
    e dopo anche il pi¨ grande sempliciotto
    se ci vede potrÓ ben osservare
    e le ventitrÚ crespe mie constatare.

    Non trentacinque, come erroneamente
    osserv= poco fa la mia difesa.
    Ma basta, e che si tenga bene a mente
    questa lezione che da me si Þ presa.
    E pria di calunniare un uomo invano
    sul cuore deve mettersi una mano.

    Pensi che ha bazzicato giÓ un Priore
    dalla fava, lui dice, animalesca;
    pensi che cÆÞ venuto a tutte lÆore;
    dal fin qui detto, non le par che ne esca
    il legittimo dubbio alle persone
    che lÆaiutai a far la digestione?

    Neppur risponder voglio al Ministero
    che del mio cazzo sa le dimensioni.
    Del neo sul cornicion non fo mistero,
    ma mi sembra che tali affermazioni
    possan far ritenere al popolino
    chÆegli ci abbia discorso da vicino.

    Mi si perdonin queste digressioni;
    solamente ho voluto dimostrare
    di avere il culo in buone condizioni;
    e quanto al cazzo dalle forme rare
    si devon figurare chÆho un pipino
    come potrebbe averlo un lor bambino.

    Rancor non tengo per le sue parole
    allÆavvocato che mi ha mal difeso;
    egli Þ padron di dir quello che vuole:
    nel culo non ce lÆho messo nÚ preso;
    e invocando giustizia e non clemenza
    impassibile attendo la sentenza.
    Sentenza
    In nome dello Scazzi, imperatore della
    potta, del culo e dÆaltri siti,
    del fottisterio sommo reggitore,
    autocrate e signor dei buchi aviti,
    e protettore dellÆamor carnale;
    di Babilonia il Regio Tribunale

    la sentenza seguente ha pronunciato
    nel processo che trovasi pendente
    contro Sculacciabuchi, chÆÞ imputato
    dÆatti osceni, lascivi e violenti
    commessi con astuzia viperina
    su persona minore e mascolina.

    Ritenuto che Adone Culostretto
    e Don Sculacciabuchi fiorentino
    addi trentuno marzo, in un boschetto
    si andavano nel culo, e lý vicino,
    sospirando coperti dalle fronde
    come persona stitica che ponde;

    Considerato che una testimone
    dice di aver veduto solamente
    lÆuccello al prete fuori del calzone
    senzÆalcun altro indizio concludente;
    e avendo detto un altro sempliciotto
    che non sa chi era sopra e chi era sotto.

    AttesochÚ, nel dubbio, il Tribunale
    non pu= applicar lÆarticolo sessanta
    e nemmeno lÆarticolo novanta
    e trentasei del Codice Penale
    che dice: CadrÓ in multa un cittadino
    sorpreso dentro un culo mascolino.

    Ha per questi motivi condannato
    a pagare le spese il querelante;
    e senzÆaltro proscioglie lÆimputato
    dallÆaccusa lanciatagli infamante,
    applicando la gran legge del Menga,
    che dice: Chi lÆha in culo se lo tenga.

    Oppur la stessa legge di Bisenzio
    chÆÞ di pigliarlo in culo e far silenzio.



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